giovedì 8 agosto 2013

Seattle

Ci si risveglia nella grande città statunitense, il tempo non sembra dei migliori. Io ancora ho difficoltà a capire come girare, i sensi unici stranamente mi mettono in difficoltà qua, mi fanno venire la labirintite. Strano. Comunque facciamo una veloce colazione da Starbucks e ci dirigiamo verso lo Space Needle. Qui prendiamo la monorotaia per andare in centro. Questo mezzo ha solo due fermate ed è stato fatto per l’expo, come la torre che caratterizza la città. Arrivati qui ci dirigiamo verso il mercato, prima di arrivarci però, Valeria deve trovare l’Escala, il grattacielo fulcro dei racconti di una serie di romanzi che non oso commentare, per fare delle foto per la sorella, fan dei libri… Non è facile trovarlo, molti a cui chiede non hanno idea di dove sia, poi grazie al Wi-Fi di uno Starbucks troviamo l’indirizzo: è a 100 mt da noi…
Svolto il compito ce ne andiamo al mercato: un bordello galattico! Una marea di bancarelle che vendono principalmente frutta e pesce, ma si trova di tutto. Ci facciamo un bel giro e cerchiamo anche la prima caffetteria della catena Starbucks, una coda allucinante per entrare. La guardiamo solo da fuori e ci facciamo delle foto.
Andiamo anche nel piano sotto al mercato dove ci sono una miriade di negozi, tra cui uno dove perdiamo un po’ di tempo: non saprei come definirlo, una marea di gadget su film e telefilm, un posto da nerd insomma. Ad avercelo qui un posto del genere…
Ci perdiamo ancora nel carnaio sopraffatti da odori di pesce, frutta, cibi fritti in una cacofonia di suoni, lingue diverse, richiami di venditori…
Per ora di pranzo decidiamo di procedere al Museum of Flight, torniamo da questa meravigliosa avventura verso le 18. Parcheggiata la Jeep andiamo in direzione opposta rispetto al mattino. Torniamo allo Space Needle, l’idea era di salire su al tramonto, ma una volta arrivati in zona mi viene un’idea pazza: Ride the Ducks! Non sapete cos’è? Un mezzo anfibio con venti/trenta turisti ed alla guida un pazzo. Si, un fulminato che fa da guida per la città, un’ora lungo le strade ed una mezz’oretta nel lago. Ne avevamo incrociato qualcuno nelle ore precedenti, e non so come decidiamo di prendere l’ultima corsa, quelle delle 19.
L’accesso è una scaletta di poppa, si sale e si prende il posto assegnato. Quando sono tutti su, parte la musica ed il comandante sale facendo il suo show, ed interagendo con la gente! Piglia per il culo un po’ tutti, io un po’ impanicato cercando di non essere beccato, l’accento è un po’ strano e non capisco il 100%. Me la cavo con un “Quack Quack”, Valeria è all’esterno e si salva. Dopo un po’ di show si parte, ma si è solo all’inizio. Non si fa a tempo a partire che fa il provolone con una ragazza che passa di li, questa a dir poco imbarazzatissima sta un po’ al gioco. Tutto il giro è così: casino, descrizione di qualche punto importante della città casino, interazione con ignari passanti, pubblicità di vari locali… In un’oretta ci traghetta attraverso la città, e tra una risata e l’altra e con una colonna sonora personalizzata ci fa vedere le parti importanti della città. È ora di raggiungere l’acqua e spinge il mezzo al massimo (36 MPH), un bordello…

Si entra nel Lake Union  e ci vediamo una splendida città al tramonto. Abbiamo scelto l’orario migliore per la visita. La mezz’ora nell’acqua passa in un attimo ed è ora di rientrare. Lasciamo una generosa mancia al nostro intrattenitore e decidiamo di andare a cenare nel posto di ieri sera, ci siamo trovati bene e non vogliamo rischiare. Attraversiamo la città nuovamente e raggiungiamo ancora il mercato, e da qui il bar. Ormai sappiamo cosa ordinare e mangiamo abbastanza velocemente. Ci fermiamo a fare alcune foto coi maiali ed andiamo a riposare, la giornata è stata bella intensa oggi, e domani sarà tosta!
Guarda le foto.

mercoledì 7 agosto 2013

Lakeview

La prima destinazione che avevamo in mente dopo la visita alla Boeing era il museo del volo a sud di Seattle, purtroppo non avevamo fatto i conti con l’orario di chiusura ed il traffico infernale. Decidiamo di andare a vedere il cimitero dove dimorano Bruce e Brandon Lee. Arrivarci non è difficile, grazie al navigatore, peccato per la strada che prendiamo! Ha una pendenza da paura una stradina che prendiamo, saranno 300 metri ma non si vede la fine, temo il ritorno. Preferisco le salite alle discese! Comunque arriviamo al cimitero e ci mettiamo qualche minuto a capire dove possiamo parcheggiare.
Il cimitero è molto diverso dai nostri, è quasi rilassante parcheggiare qui. La ricerca della tomba non è facile, non ci sono indicazioni, pertanto camminiamo e  dopo un venti minuti buoni la troviamo. C’è un tipo seduto li che legge, ci indica le tombe e dopo poco se ne va. A quanto pare è l’autista di alcune vecchiette che sono venute a visitare i loro defunti, e lui le attende all’ombra vicino alle tombe di padre e figlio famosi.
Facciamo qualche foto dopo aver osservato le due lapidi, e ce ne andiamo alla macchina per un’altra via, rischiamo di perderci vista la dimensione del cimitero ma alla fine torniamo alla nostra macchina.

Impostato il navigatore, partiamo alla volta dell’hotel che si trova proprio in centro. Odio guidare nelle città, e questa città è un senso unico ovunque! Facciamo vari tentativi per raggiungere il nostro hotel, ma alla fine ci arriviamo. Il parcheggio è sottoterra, e girarsi coi loro macchinoni non è semplice, ma alla fine parcheggio senza problemi. Anche qui i gestori sono orientali, e non sembrano essere molto cortesi. In più il wi-fi non funziona ma loro dicono che funziona perfettamente. Abbiamo i nostri dubbi visto che abbiamo provato con vari dispositivi, ma pazienza. Il frigo non c’è in camera, e la stanza è davvero piccola. Sistemando scopriamo dietro alla TV un sacchetto con vari fogli, tra cui qualcosa di legale. Lo portiamo alla reception ma come niente fosse. Qui le pulizie le fanno un po’ a capocchia, ad occhio!
Usciamo subito dalla camera, o meglio scappiamo. La prima cosa da fare è un compito strano. Depositare degli oggetti in una scatola. Non sapete cos’è il Geocaching? Informatevi!
Dopo una mezz’ora abbiamo trovato la scatola cercata dall’Italia e depositati i nostri oggetti, per permettere loro di girare il mondo, ci dirigiamo verso un punto inconfondibile: lo Space Needle.
Qui sotto riusciamo a recuperare una cartina della città, dato che non abbiamo una guida, ed una connessione a scrocco. Facciamo qualche foto e poi cercare di trovare un posto dove mangiare, dato che la fame è tanta. La città non è grossa al centro, e pertanto cerchiamo di andare in un ristorante in zona Mercato, il vero centro della città. Grazie a cartina ed aiuti da parte di una gentile signora raggiungiamo il posto. È forse il locale dove mangiamo meglio qua!

Dopo aver cenato decidiamo di fermarci poco a fotografare la parte più caratteristica della città, vi ritorneremo domani col bel tempo e la vita, che contraddistingue il posto!
Guarda le foto.

Boeing Factory

Ed eccoci alla prima sveglia negli states! La destinazione è una: la Boeing, abbiamo prenotato mesi fa la nostra visita alle 10.30 di questa mattina. Trasportiamo tutte le nostre valigie in auto e facciamo check-out in pochi secondi. Ci sarebbe la colazione compresa, ma è meglio lasciarla li… Salto da Starbucks ed ordiniamo una veloce colazione. Mentre torniamo in auto tiriamo fuori la prenotazione e Valeria si accorge che c’è scritto di essere li almeno 30 minuti prima, mancano 35 minuti e siamo a 10 miglia, non ce la faremo mai. Corro al limite del codice ed arriviamo in 15 minuti, ed una volta arrivati scopriamo che è una raccomandazione, chiamano solo 5 minuti prima il gruppo…
Come richiesto lasciamo tutto in auto, non sono consentiti cellulari, macchine fotografiche, videocamere, nulla di nulla. Onde evitare problemi decidiamo di portare dietro solo le chiavi della macchina. Diamo un occhio al posto e vediamo un po’ di modellini di aerei dentro una bacheca, tutti ovviamente targati Boeing. Ci chiamano e ci sediamo, ci hanno dato in numero per dividerci in gruppi. Noi siamo nel gruppo uno. Arriva una delle guide e ci fa un’introduzione, ci rammenta ancora la storia dei vari dispositivi elettronici e ci informa che se ce li trovano verranno sequestrati. La motivazione che ci danno è che se uno di quei cosi cade in testa ad un operaio si fa parecchio male. Fanno partire un video di una decina di minuti durante i quali chi non ha provveduto prima può andare in bagno. Finito il video ci imbarchiamo sul bus ed entriamo nella fabbrica/aeroporto. La prima catena di montaggio che vediamo è quella del 747-800, alcuni cargo e pochi passeggeri. La guida ci spiega cosa stanno facendo nelle varie parti, a che punto sono della costruzione etc. Un giro ben fatto, al di sopra di quasi tutto ed in una struttura creata per una visita guidata.  C’è da dire che è un gran bel bestione, e che è un gran lavoro quello che c’è dietro alla sua costruzione!
Dopo una ventina di minuti ci fa riprendere l’autobus per recarci alla catena di montaggio del 777 e successivamente 787 Deamliner. Questi sono un po’ più piccoli ma la visita è bella comunque. La guida è piuttosto precisa e sa come mantenere l’attenzione dei visitatori. Sembra davvero di essere all’interno di uno dei vari documentari visti. Purtroppo non è facile vedere la movimentazione di qualcosa dato che non avviene spesso viste le dimensioni, ma abbiamo la fortuna di vedere in anteprima il primo 787-900 che uscirà dalla fabbrica in poche settimane per i voli di prova. Il tempo vola letteralmente durante la visita in quest’immensa fabbrica e giunge il tempo di ritornare al punto di partenza. Ovviamente ci scaricano allo store dove ci lascio un 130$ in souvenir vari…
Finita la visita e lo shopping lasciamo in auto gli acquisti e ci dotiamo di macchine fotografiche. Riusciamo ad immortalare decollo ed atterraggio di un 747 passeggeri di Lufthansa e vari altri decolli ed atterraggi. La cosa strana è che magari vedi atterrare un Cessna  poco prima di un 747!

Fatte le nostre foto decidiamo di partire alla volta di Seattle, ma prima proviamo a fermarci nel piccolo museo storico della Boeing, ma visto il tempo limitato ed i pochi modelli presenti decidiamo di fare due foto da fuori prima di procedere alla prossima tappa
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martedì 6 agosto 2013

Da Gastown agli States

Abbiamo dormito un bel po’… Ora decidiamo di andare a fare colazione in uno Starbucks li vicino più che altro per scroccare un po’ di connessione per contattare l’Italia. Avevo guardato il giorno precedente e non era molto distante. Ci arriviamo senza troppe difficoltà, ed in quel breve percorso ci accorgiamo già che la città non è più in festa, c’è molto più traffico, sebbene sia molto distante dalla nostra idea di traffico!
Contattata casa, Valeria tramite Skype ed io tramite email, raggiungiamo nuovamente la fermata della metropolitana leggera, tanto abbiamo il permesso di lasciare l’auto fino al pomeriggio nel parcheggio dell’hotel. Arrivati in città, stessa fermata del giorno prima, ci dirigiamo verso la parte “antica” della città, Gastown. Ci sembra molto diversa dalla città del giorno prima, anche se siamo a poche centinaia di metri. L’impressione è che sia fatta per i turisti. Attrazione del posto è l’orologio a vapore che ogni 15 minuti suona qualche nota attraverso gli sfiati di vapore. Una cazzata, magari, ma sanno come valorizzarla. Arriviamo a vedere la statua di Gassy, il fondatore della cittadina poi inglobata in Vancouver. Facciamo un po’ di shopping, e cerco di connettermi coi ragazzi di Vancouver, dovremmo cenare insieme, ma l’assenza di connessioni ci rendono il compito difficoltoso. Fortunatamente tra un Hot spot e l’altro riusciamo sentirci e la cena si trasforma in un pomeriggio a Central Park, non quello di NYC ma quello di Burnaby.
Decidiamo allora di pranzare in città e poi di proseguire all’incontro, avendo saltato la cena e bevuto solo un po’ di cioccolata sono un po’ affamato, ed allora proseguiamo verso uno dei due The Keg del centro. La mia fame è da lupi, ed il menù è un po’ diverso da quello dello scorso anno ma dopo 5/10 minuti siamo pronti ad ordinare. Una bella bistecca per entrambi e Valeria scopre la loro limonata, che non è limonata ma Sprite con succo di limone, che apprezza tanto!
Finito il pranzo decidiamo di andare a riprendere l’auto e facciamo un giro ad un WalMart, la guida ora è affidata a Valeria che si lamenta come al solito quando guida qualcosa di diverso, soprattutto in città! Ma alla fine si trova abbastanza alla guida della Jeep. Facciamo due passi e guardiamo un po’ di roba, è la nostra prima visita ad un WalMart da un anno, Io sto per prendermi un BBQ a gas che ti tirano veramente dietro, da noi costerebbe parecchio di più! Sono quasi le 15, ora di ritrovo con un po’ di italiani al Central Park. I primi che conosciamo sono una coppia (zio e nipote) sardi, un’avanscoperta per una probabile emigrazione/immigrazione e poi una famiglia parmigiana in vacanza per un mese nella calda città Canadese. Nel mentre arrivano anche Jle e Diego.
Ci addentriamo nel parco e vediamo un po’ di scoiattoli piuttosto intraprendenti. Si chiacchiera un po’ di tutto, ma più che altro i due ragazzi sono interessati da domande su emigrazione in Canada. Personalmente sono molto interessato, ma mi sforzo di parlare d’altro. Alla fine avranno una serie di persone che li contatta per queste cose e preferisco non stressarli troppo. Preferiamo chiedere cose sulla zona, su come si trovano loro li e ci viene chiesta qualche info sul nostro giro da li alla fine della nostra vacanza. Nel mentre siamo immersi nella natura e ci sono un po’ di scoiattoli, oche e corvi che ci girano intorno. C’è uno strano scoiattolo nero che ci gira intorno e si trascina in modo strano prima di riprendere a correre normalmente!
Finita la piacevole chiacchierata coi ragazzi dobbiamo ripartire verso gli States, dormiremo ad Everett stanotte, e la distanza è abbastanza, anche se a noi sembra più corta.
Perdiamo poco meno di un’ora ad attraversare il confine, la maggior parte del tempo la perdiamo all’interno della stazione di frontiera degli Stati Uniti per ottenere il visto turistico di tre mesi, l’agente che ci capita è molto simpatico. Mentre compiliamo i moduli ci fa parecchie domande sull’Italia, lui è ha lavorato con un cuoco italiano a Frisco. Si interessa del mio lavoro e guarda su internet dove voliamo. Alla fine ci rilascia il visto e ci manda a pagare i 6$ a testa, dandoci precise informazioni sul visto e su dove lasciarlo. Dopo di noi c’è un ciclista canadese che se la cava in pochi minuti, infatti ci passa davanti alla macchina ad uno stop mentre ci reimmettiamo nel traffico normale. L’agente ci ha anche raccomandato di fare attenzione ad Everett, seguiremo sicuramente il suo consiglio!
Riprendo la guida, ma le miglia da fare sono molte di più del previsto, sulla cartina sembravano vicine!
Arriviamo all’hotel che ha fatto buio, le procedure di registrazioni sono veloci ed il personale è molto cortese. Usciamo subito e mentre cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa vediamo dei fuochi artificiali, provo a dirigermi verso di loro per vederli, ma finisco dietro lo stadio, dove si vedono comunque bene. Poco dopo decidiamo di andare a cercare un posto aperto, per spiluccare qualcosa prima di andare a letto, ma la ricerca non è semplice, sembra tutto chiuso. Vado in un locale indicato da Valeria (l’unico che non è un fast food). Per farvi capire com’era vi dico che nemmeno le patatine fritte erano buone…

Paghiamo ed andiamo all’hotel che è poco distante, a fatica parcheggio il mezzo, visti gli spazi ristretti e ce ne andiamo a riposare. Domani sarà una giornata super!
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lunedì 5 agosto 2013

Primo giorno a Vancouver

Questa mattina ci svegliamo molto prima della prevista sveglia. Personalmente mi sveglio alle 3,30 e poi dormicchio un po’, Valeria regge un po’ di più.
Armati di guide e cartine proviamo a mettere giù un piano di battaglia, aiutati anche dalla connessione internet scopriamo di avere dietro l’hotel (max 1km) una fermata dello SkyTrain, e scopriamo anche che è l’ultima fermata prima della seconda fascia di biglietto. Oggi comunque non avremmo avuto problemi in quanto è il British Columbia Day, e la linea ha solo il biglietto della prima fascia, anche se la si percorre tutta.
Arrivati facilmente in centro grazie alla splendida linea di metropolitana leggera senza conducente, ci facciamo due passi al Canada Place dove vediamo caricare due grandi navi da crociera e ci facciamo una passeggiata per tutto il Canada rappresentato sulla passeggiata del “Canadian Trail”.
Fatta una bella passeggiata, decidiamo di fare finalmente colazione al famosissimo Tim Horton, prendo una cioccolata ed una brioche e ci lascio il palato… La cioccolata è piombo fuso!
Dopo la colazione ce ne andiamo a fare un giro per la città, seguendo le indicazioni della Lonely Planet presa da Valeria, versione in inglese della sola città.
Abbiamo un po’ seguito il percorso della guida, c’è da dire che è una bella cittadina, tranquilla ma non ha nulla di particolare per quello che abbiamo potuto vedere nella nostra visita. Non so che mi aspettavo, ma ho gradito molto di più Toronto ed Halifax. Non ti lascia molto questa città, anche se ha un clima molto bello per essere Canadese e la gente è veramente gentile. Ho notato una grande presenza orientale qui, molto più che in altre città. Quasi difficile trovare qualcuno che non è orientale (o forse occidentale, qui quelli che noi chiamiamo orientali sono ad occidente!).
Vediamo la libreria della città che ricorda un po’ il nostro Colosseo, lo stadio di football americano, un piccolo centro che mostra alcune divise di nazioni che hanno partecipato alle Olimpiadi invernali svoltesi nel 2010 proprio qua. Proseguiamo il nostro giro e ritorniamo al punto di partenza. Non è una città che ha tanta storia, ma cercano di valorizzare quel poco che hanno.
Ritornati al punto di partenza siamo vicini ad una gelateria dove sta lavorando un mio ex collega che si è appena licenziato per poter seguire il corso di una vero maestro del  gelato (non ice cream), ha vinto il premio di miglior gelato a Firenze lo scorso anno. Purtroppo mi aveva detto che aprivano alle 11, ma alle 11.25 è chiusa, vista la festività immagino che abbia orari diversi, purtroppo non trovo avvisi e sto per arrendermi. Fortuna vuole che li vicino ci sia una connessione Wi-Fi libera e delle panche all’ombra di alcuni alberi. Ci fermiamo e vediamo il da farsi. Tra una chiamata a skype ed una ricerca passa mezzogiorno. Nel proseguire il nostro giro ripassiamo davanti alla gelateria, e vedo il mio collega, busso sul vetro e viene a salutarci. Quattro chiacchiere, ci spiega benissimo la storia della gelateria e di come si sia incrociata con la sua. Ci parla di come viene fatto il gelato e ci offre un paio di coppette: ragazzi, raramente ho mangiato del gelato così buono e mai e poi mai avrei pensato di mangiarlo a Vancouver. Mi congratulo con lui per la sua scelta di vita e la qualità del loro prodotto e poi lo saluto, alla fine deve lavorare e gli abbiamo già rubato un bel po’ di tempo!
Proseguiamo sul lungomare, vediamo una bella scultura di “Orca digitale”, passeggiamo accanto al molo degli idrovolanti e proseguiamo vedendo vari porticcioli. La fame si fa un po’ sentire, il gelato ha tamponato un po’, ma non ha di certo saziato. Decidiamo di attraversare downtown per andare alle spiagge e di fermarci nel mezzo a spizzicare qualcosa. Prendiamo qualcosa di spagnolo/messicano giusto per tirare fino a sera.
Ci fermiamo in uno dei pochi negozi aperti della Roger, il loro maggior operatore di telefonia, vorremmo avere un numero locale per il nostro viaggio in camper, tanto vale farlo subito in città! Ragazzi, lasciate stare! Ci chiedevano 65$ solo per attivarlo, poi dovevamo aggiungere 20$ di credito che sarebbe durato solo un mese ed il numero sarebbe scaduto dopo 6 mesi. Una ladrata insomma!
Arriviamo finalmente alla zona delle spiagge, veramente strane! Una miriade di lucertole umane bianche da far paura. Tutti li a prendere il sole in un posto che noi a stento chiameremmo spiaggia. Lo sfondo è surreale, non mare sterminato ma costellato di navi cargo, immagino in attesa di ormeggiare e scaricare e caricare. Non dico che era brutto da vedere, ma strano! Proseguiamo la nostra camminata fino ad entrare per poco nello Stanley Park, arrivati alla piscina torniamo indietro. Assistiamo ad una scena un po’ toccante di una mamma che corre urlando alla ricerca del figlio, allarma i vari bagnini di spiagge e piscine ed al nostro ritorno vediamo il piccolo ritrovato, con la madre piangente ma tranquilla. In  mezzo a quel casino l’avrà perso di vista…
Arriviamo fino al monumento simbolo della citta penso, ma sicuramente lo è stato per le precedenti olimpiadi! Rimaniamo li vicino a riposarci un po’ su di una panchina all’ombra. Fa veramente caldo ed inizio a soffrire un po’! Li in zona vediamo una cosa allucinante per noi: un poliziotto in bici fa una multa ad un ciclista che guidava su di una strada pedonale ma non ciclabile!
Proseguiamo il nostro giro, con qualche sosta e passiamo ancora per il centro per dirigerci verso la nostra fermata dello Skytrain. Ormai si sono fatte le 17 e siamo un po’ cotti.
Il programma della sera è di andare a mangiare una bella bistecca da The Keg! Con calma arriviamo all’hotel  e ci facciamo una doccia, ci stendiamo un attimo sul letto per riprenderci, ma quando riapro gli occhi è l’una di notte! Siamo crollati senza rendercene conto, ed il mio primo pensiero è stato: “No! Keg è già chiuso!”. A quel punto mi giro e me la ronfo fino alle 6, avevo proprio bisogno di riposare un bel po’!
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domenica 4 agosto 2013

Pronti, Via!

Ed eccoci qua ad una nuova partenza!
Oggi è un giorno particolare, è il compleanno di Valeria ed avrà il compleanno più lungo della sua vita, grazie all'aereo ed ai fusi orari durerà 33 ore!
Sveglia puntata alle 5 per essere tranquilli, facciamo un veloce controllo di quello che abbiamo e poi si va. Questa volta i bagagli sono tanti, due bagagli a mano (uno zaino ed un trolley cabin size) e quattro bagagli in stiva, fortunatamente BA ci ha dato la possibilità di avere due bagagli da 23kg in stiva a testa e ne abbiamo approfittato. Abbiamo i nostri soliti bagagli, con un po' di roba pesante (andiamo in montagna...), poi in uno tutta roba per il camper come asciugamani, accappatoi, cibarie e strumenti da cucina che potremmo non trovare, mentre nell'ultimo non è roba nostra, facciamo un favore a dei ragazzi friulani che ora vivono a Vancouver e portiamo loro un po' di roba da parte dei loro famigliari italiani. A noi non costa nulla, l'unico impegno è il tratto auto check-in e nastro bagagli auto, che con i carrellini si annulla...
Carico la mia fida Auris e partiamo in direzione T1, lascio la Valeria con tutte le valigie e mi dirigo a lasciare l'auto al T2. Senza valigie rientro in venti minuti e ci muoviamo verso il check-in che scopro aver cambiato f. Vediamo una bella coda e dopo 15/20 minuti mi accorgo che siamo nella fila di quelli che devono fare check-in, noi dobbiamo fare solo il deposito bagagli. Gli scorsi anni con Lufthansa era obbligatorio il check-in online, e pensavamo che fosse la stessa cosa con BA. Avvicinandoci all’ingresso scorgo le scritte e mi butto subito fuori dalla coda per entrare nella fila giusta, una sola persona davanti! Peccato che quelli che sono al bancone ci mettano una vita, hanno problemi coi bagagli a quanto pare, ma tanto noi siamo in anticipo! L’addetta fa anche gli auguri a Valeria (allora li leggono veramente!).
Ci mettiamo poco a fare il tutto, siamo in regola ed anche i bagagli sono ampiamente sotto i limiti dei 23kg. Ci dirigiamo ai controlli che sono quasi vuoti ed anche questi vengono passati senza problemi, Passaporti idem (la marca da bollo l’abbiamo messa su ieri!). Non ci resta che aspettare la chiamata dell’imbarco e nel mentre ci facciamo qualche foto. L’imbarco è in ritardo, manca solo l’equipaggio. Quando arrivano spiegano che hanno avuto un problema col trasporto dall’hotel e ne hanno dovuto prendere un altro e si scusano. Nessun problema per noi, con tutte le ore di transito, mezz’ora di ritardo non ci crea problemi. Il volo parte senza altri problemi, ed in men che non si dica siamo sulla manica, nel frattempo mi sono mangiato un ghiacciolo all’arancia (era un succo, ma me l’han dato congelato!).
Un po’ di traffico all’aeroporto e ci fanno stare in holding per un 20 minuti prima dell’atterraggio.
Durante il rullaggio perdiamo il conto dei 747 parcheggiati, uno di quelli ci porterà dall’altra parte del mondo!
Scesi andiamo a rifare i controlli: passaporti e sicurezza. Entrati nella zona sterile delle partenze cerchiamo dove prenderci qualcosa da bere e giriamo nei negozi. Alla fine ci sediamo e dopo un po’ mi allontano per andare a prendere un pensiero per Valeria.
Finalmente arriva l’ora di imbarcarci sul volo per Vancouver, purtroppo non avviene tramite tunnel ma tramite autobus, e ne servono un po’ per caricare un bestione del genere! Entriamo nella nostra classe, che è la World Traveller Plus, e ci accorgiamo che ci hanno fottuto il posto, probabilmente a loro il 13 non piacevano e ci hanno preso il 14. L’hostess ci chiede se per noi non è un problema sederci li senza far spostare di nuovo gli altri ed a noi sta bene.
Ci muoviamo con un piccolo ritardo che aumenta durante il rullaggio a causa di numerosi lavori in corso sulle piste ed alla fine ci allineiamo e decolliamo. La posizione è sicuramente meglio di quella dello scorso anno sul ritorno, in coda si sentiva parecchio l’aereo salmoneggiare. Valeria è un po’ agitata, come al solito, ma la voglia di andare in ferie prevale sulla paura!
Il mangiare che ci danno fa un po’ schifo, ma si sa che sugli aerei bene non si mangia e gli inglesi non hanno una cucina famosa, unite le due cose… Mi consolo pensando alla cena che farò una volta arrivato!
Alla fine il volo passa senza troppi problemi, tra il pranzo, i film, i giochini arriviamo a destinazione. Purtroppo il comandante deve fare una deviazione in atterraggio per evitare una perturbazione a nord dell’aeroporto, che non sentiamo minimamente. Atterriamo col muso rivolto verso nord e possiamo ammirare un po’ di panorama dai finestrini dei nostri vicini. La città sembra vastissima.
Finalmente tocchiamo terra in perfetto orario e qui siamo fortunatamente collegati con un tunnel. Il sole è ancora molto alto, ma per noi è un po’ tardi… Scendiamo dall’aereo e mentre camminiamo continuo a pestare i piedi a Valeria con le ruote del trolley, ha la capacità di essere sempre e comunque in mezzo, non so come fa! Pesto anche i piedi ad un’altra passeggera e mi scuso. Nel girarsi Valeria si accorge di chi è, prova a dirmelo ma non la riconosco. È semplicemente la moglie/compagna di Tim Burton, Helena Bonham Carter coi due figli e la tata, immagino. Scopriremo poi che il marito/compagno sta girando un film proprio li.
Il passaggio ai controlli è veloce, ci chiedono come mai siamo li, che giro faremo e che lavoro facciamo in Italia. Strana domanda…
I bagagli arrivano in 10 minuti e carichiamo il carrello, sovraccarico. Ci mettiamo un po’ a trovare il nostro autonoleggio, impronunciabile. Colpa delle indicazioni scarse e del nostro livello di stanchezza, ma alla fine lo troviamo. Ci propongono una Jeep al posto della yaris ed accettiamo con piacere, in più ci dice che non siamo completamente assicurati, mentre sul mio modulo sembra esserci scritto il contrario. Il commesso ci dice che a lui non risulta ed allora decido di farla, al massimo contatterò il broker e mi farò rendere i soldi. Andiamo a vedere l’auto ed è una bella Jeep Compass sulla quale stanno tutte le nostre valigie.
Tiro fuori il navigatore e ci dirigiamo verso l’hotel, non ci vuole molto ad arrivare a Burnaby, sobborgo della città.
Arrivati in hotel, la receptionist fa gli auguri a Valeria mentre controlla il documento. Paghiamo ed andiamo in camera. Ci accorgiamo che internet non è gratuito qui, ma la tizia ci regala due codici di 24 ore. Almeno riusciamo ad avvisare a casa con Skype ed email!
Nel frattempo contatto i ragazzi del blog, per portar loro il contenuto della valigia.
Alla fine ci troviamo poco distanti dal nostro hotel, in un centro commerciale dove prendiamo anche le prime cose che ci serviranno durante la vacanza (come shampoo, bagno schiuma, dentifricio, fragole, acqua, etc). Li troviamo senza problemi e ci accompagnano in uno Starbucks dove ci offrono da bere e chiacchieriamo per un bel po’, poi ci danno consigli su dove mangiare un boccone a quell’ora e non troppo distante.
Lo raggiungiamo in pochi minuti e con un po’ di difficoltà (grazie a: accento suo, stanchezza nostra, bordello del locale) ordiniamo due burger. Ci si capisce a fatica, il locale ha un un karaoke e si alternano un po’ di persone, anche se non è per nulla pieno c’è sempre qualcuno che canta!

Stanchi ci dirigiamo al nostro hotel dove ci godiamo il meritato riposo!

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sabato 3 agosto 2013

The day before...

Ed eccoci all’ultimo giorno prima della partenza! Ieri ho lavorato fino a mezzanotte e domani devo partire alle 8.30! Panico, troppo da fare!
Per fortuna le valigie sono praticamente a posto, bisogna sistemare solo le ultime cose e soprattutto sistemare i bagagli a mano che saranno forniti da Valeria: trolley da cabina e zaino fotografico. Per quello bisogna aspettare di andare a recuperare lei!
In mattinata passo a salutare i miei mentre nel tardo pomeriggio passo a prendere Valeria ed a salutare i suoi. Il resto del tempo a controllare di avere tutto, modificare alcune scelte e riposizionare tutto.
Arrivati a casa mia sistemiamo un po’ tutto e predisponiamo le cose per la partenza. Poi controlliamo bene le prenotazioni e le mettiamo in ordine bene, decidiamo di prenotare anche le notti al Dinosaur Provincial Park (per evitare di rimanere senza posto) e posto per il camper, biglietti e poltrone in area riservata per l’air show di Abbotsford di quest’anno.

Aggiungiamo le cose al plico di documenti che abbiamo ed andiamo a nanna, è ormai mezzanotte e pertanto faccio gli auguri a Valeria. In men che non si dica crolliamo vista la tremenda stanchezza!